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Molti pensano che siano sinonimi, ma nel mondo del packaging sostenibile, confondere questi due termini può fare la differenza tra un processo virtuoso e un errore di smaltimento. Facciamo chiarezza con i parametri tecnici e le nuove normative europee.

Un prodotto compostabile è sempre biodegradabile, ma un prodotto biodegradabile non è necessariamente compostabile. La differenza principale risiede nei tempi di decomposizione e nei residui: il compostabile diventa fertilizzante in meno di 90-180 giorni, mentre il biodegradabile può impiegare anni senza garantire l’assenza di microplastiche.

1. Cosa significa “Biodegradabile”?

La biodegradabilità è la capacità di un materiale di essere scomposto da microrganismi naturali (batteri, funghi) in sostanze semplici come acqua, anidride carbonica e biomassa.
Il limite: Non specifica in quanto tempo avviene il processo né in quale ambiente.
Il rischio: Una busta di plastica “biodegradabile” potrebbe impiegare anni per sparire, frammentandosi in microplastiche dannose per l’ecosistema.

2. Cosa significa “Compostabile”?

Un materiale è compostabile quando, oltre a essere biodegradabile, si disintegra in un ambiente di compostaggio (industriale o domestico) a ritmi compatibili con quelli della materia organica.
La garanzia: “compostabile” significa rispettare la norma UNI EN 13432.
Il risultato: Al termine del processo, il prodotto si trasforma in compost, un fertilizzante naturale ricco di nutrienti, chiudendo perfettamente il ciclo dell’economia circolare.

3. Tabella Comparativa 2026: Quale scegliere?

Questa tabella riassume le differenze chiave per aiutarti a distinguere i materiali durante i tuoi acquisti o la gestione dei rifiuti.


Biodegradabile


Tempo di degradazione
Indefinito (può richiedere anni)


Residui tossici
Possibile presenza di microplastiche


Destinazione Rifiuti
Spesso Indifferenziata


Normativa di riferimento
Generica


Uso ideale
Prodotti a lunga durata








4. Perché nel 2026 è fondamentale distinguere?

Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), l’etichettatura è diventata più severa. Scegliere prodotti certificati come le stoviglie Ecozema non è solo una scelta etica, ma una necessità per:
Ridurre la contaminazione della frazione organica (umido).
Evitare sanzioni legate a smaltimenti errati in ambito ristorativo.
Garantire la sicurezza alimentare, grazie all’assenza di sostanze chimiche persistenti (come i PFAS, ormai banditi).

5. Come riconoscere un prodotto compostabile autentico?

Cerca sempre i loghi di certificazione come il “Seedling” o “OK Compost”. Se sulla confezione leggi solo “biodegradabile” senza riferimenti alla norma EN 13432, quel prodotto non deve finire nel tuo mastello dell’umido!

6. Dove acquistare i prodotti compostabili?

Puoi visitare il nostro catalogo completo nella sezione prodotti del nostro sito e acquistarli sullo shop online dedicato.

Si è da poco conclusa l’International Compost Awareness Week, la settimana dedicata alla consapevolezza e alla promozione del compost quale risorsa imprescindibile per la tutela del suolo e per il contrasto al processo di desertificazione che sta interessando, sempre più diffusamente, il nostro pianeta.

Il compost, o ammendante compostato, è un fertilizzante organico ottenuto dal trattamento dei rifiuti organici raccolti separatamente. Tale trattamento è frutto del compostaggio che, avvenendo in condizioni aerobiche controllate, decompone tramite microrganismi la sostanza organica e permette di ottenere un prodotto biologicamente stabile in cui la componente organica presenta un elevato grado di evoluzione.

Ma che cosa caratterizza il compostaggio e il compost, rendendoli così importanti per la salute del pianeta?

Ecco 6 punti che ne evidenziano le peculiarità:

1. il compostaggio contribuisce allo sviluppo dell’economia circolare, poiché consente di recuperare i rifiuti organici e i prodotti compostabili – come le soluzioni Ecozema per il foodservice – che, terminato il loro impiego, vengono smaltiti e trasformati in compost: dalla terra alla terra;

2. la produzione di compost, da utilizzare nella coltivazione del terreno, stimola la crescita dei microbi e assorbe il carbonio presente nel suolo, riducendo le emissioni di CO2;

3. aumentando la sostanza organica nel suolo, il compost incrementa la fertilità del terreno rendendolo più produttivo e facile da coltivare;

4. grazie a un elevato contenuto organico, il compost può assorbire fino a quattro volte il suo peso in acqua e può così sostituire, nelle zone umide, il materiale organico essenziale;

5. una corretta raccolta della frazione organica consente al rifiuto di trasformarsi in risorsa, favorendo la rigenerazione dei territori;

6. l’attività di compostaggio stimola la creazione di nuove opportunità lavorative nel settore dei rifiuti, in particolar modo nelle aree rurali dove il compost è un elemento notevolmente utile per l’agricoltura e per la salvaguardia del suolo.

Proprio nella salvaguardia del suolo è impegnata Re Soil Foundation, fondazione promossa dall’Università di Bologna, da Coldiretti, da Novamont e dal Politecnico di Torino, con l’obiettivo di dare impulso a un reale cambiamento a partire dalla tutela del terreno e dal concetto chiave di rigenerazione territoriale.

Il suolo – come sottolinea la Fondazione – è sotto i nostri piedi, ma non pensiamo mai al suo valore. Lo calpestiamo, lo maltrattiamo, ma un suolo sano e fertile è vita. È ora di prendercene cura e ognuno di noi può e deve fare la differenza”.

Mercalli ci ricorda l’importanza della raccolta differenziata del rifiuto organico [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=i-PETTia9Vk]